Ho letto: Un cappello pieno di ciliege
Bello. L’ho iniziato un po’ scettica. Già il fatto che fosse un tomo di più di 800 pagine, pesantissimo, scomodo da leggere a letto, mi spingeva sempre a lasciarlo da parte quando mi accingevo a scegliere il volume da iniziare. Ma oramai era qualche mese che stava sul comodino e quindi ho dovuto decidermi. E mi ha piacevolmente sorpreso. Oriana Fallaci ha una scrittura scorrevole, appassionata, coinvolgente. La storia è quella della sua famiglia, anzi delle sue famiglie d’origine. Nel tomo ripercorre il suo albero genealogico, seguendo la storia d’Italia (ma non solo) da Napoleone, ai moti d’indipendenza, Garibaldi… Mi ha fatto un po’ pentire di non aver amato la materia sui banchi di scuola: sarei riuscita a seguire meglio le vicende delle famiglie e dei protagonisti, senza fare confusione tra Papi, Re e date. Diciamo che oltre a farmi trascorrere delle piacevolissime ore di lettura, è servito molto anche come ripasso!
Per chi fosse interessato, incollo qui sotto una sintesi del libro (presa da IBS)
In sintesi:
“Ora che il futuro s’era fatto corto e mi sfuggiva di mano con l’inesorabilità della sabbia che cola dentro una clessidra, mi capitava spesso di pensare al passato della mia esistenza: cercare lì le risposte con le quali sarebbe giusto morire. Perché fossi nata, perché fossi vissuta, e chi o che cosa avesse plasmato il mosaico di persone che da un lontano giorno d’estate costituiva il mio Io.” Così comincia questa straordinaria epopea della famiglia di Oriana Fallaci, una saga che copre gli anni dal 1773 al 1889, con incursioni nel passato e in un futuro che precipita verso il bombardamento di Firenze del 1944. È una storia dell’Italia rivoluzionaria di Napoleone, Mazzini, Garibaldi, attraverso le avventure di uomini come Carlo che voleva piantare viti e olivi nella Virginia di Thomas Jefferson, Francesco marinaio, negriero e padre disperato, e donne indomite come la Caterina che alla fiera di Rosìa indossa un cappello pieno di ciliege per farsi riconoscere dal futuro sposo Carlo Fallaci, o come una bisnonna paterna, Anastasìa, figlia illegittima, ragazza madre, pioniera nel Far West. Dopo anni di ricerche, l’autrice ha visto la cronaca familiare trasformarsi in “una fiaba da ricostruire con la fantasia”: “la realtà prese a scivolare nell’immaginazione e il vero si unì all’inventabile poi all’inventato… E tutti quei nonni, nonne, bisnonni, bisnonne, trisnonni, trisnonne, arcavoli e arcavole, insomma tutti quei miei genitori, diventarono miei figli”.
Categorie: Libri
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3 comments
Anche io lo osservavo sul comodino da un anno, reticente, per le stesse tue ragioni. Finalmente mi sono decisa a leggerlo, e ora lo sto finendo: davvero molto bello.
Carissima Jolanda, ho finito di leggere il romanzo della fallaci proprio ieri. Devo dire che non mi sono fatta spaventare dalle sue dimensioni da elenco telefonico di una grande città. Io sono una lettrice accanita ed i libri di poche pagine li finisco troppo in fretta… ,-). Mi è piaciuto moltissimo, mi ha aiutato a riscoprire un periodo storico che sui banchi di scuola più che appassionarmi mi annoiava. Adoro lo stile narrativo della Fallaci, così ridondante eppure scorrevole. Non amo la Fallaci dei panflet post 11 settembre, ma la Oriana giornalista e scrittrice è nel mio cuore da sempre. Consiglio, a chi non lo avesse già fatto, di leggere ” Niente e così sia” ” Penelope va alla guerra” ed ” Il sole muore” tra i suoi scritti giornalistici. ” Lettera ad un bambino mai nato” ” Un uomo” ed ” Inshallah” tra la sua produzione letteraria.
A me i libri della Fallaci piacciono molto, anche io ancora non mi sono decisa a leggere questo..
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