Ho letto: La lunga attesa dell’angelo
Ragazze, che palla! Potrei quasi inserire questo libro nel post “Che palle!” di qualche giorno fa. L’ho trovato davvero noioso.
Per carità, è scritto bene, molto descrittivo, belle le immagini di Venezia… Ma veramente pesante (e infatti, se guardate su Anobii, vi accorgerete che ci ho messo un sacco di tempo a finirlo!).
Di solito non mi dispiacciono questi romanzi che descrivono la vita di personaggi famosi (anzi colgo l’occasione di consigliarvi un libro che lessi al liceo e che mi piacque davvero molto: Désirée di Annemarie Selinko), ma questo sinceramente ho fatto fatica a finirlo.
Si svolge gli ultimi 15 giorni di vita di Tintoretto. Lui, durante l’agonia, ricorda tutta la sua storia. Per cui pesantuccia anche la cornice che serve a contenere il romanzo.
Romanzo in pratica incentrato sul rapporto morboso del pittore con la figlia illegittima.
Isomma che dire: da leggere se avete del “buon tempo”! Io mi sento come se ne avessi sprecato un bel po’!
Per chi fosse interessato, incollo qui sotto una descrizione del libro e una recensione (presa da IBS).
Descrizione
Jacomo Robusti, detto il Tintoretto, pittore vulcanico, ambizioso e anticonformista, pronto a combattere con ogni mezzo per affermarsi e a sacrificare tutto e tutti al suo talento.Venezia alla fine del Cinquecento, ricca e fragile, minacciata dalle guerre coi Turchi e dall’epidemia di peste. Le mille invenzioni di una carriera controversa. Una famiglia sempre più numerosa: i figli maschi ribelli, le femmine destinate al monastero. E al centro di questa vita creativa e febbrile, l’amatissima figlia illegittima Marietta, educata alla musica e alla pittura per restargli accanto. Bambina vestita da maschio, ragazzina e infine donna, Marietta diventa il suo sogno e la sua creazione più riuscita. Ma sarà proprio l’allieva a insegnare al maestro che cosa dà significato alla vita.
Recensione
Sprofondato in un letto di sudore, avvolto dai ricordi di una vita intensa e folle, Jacomo Robusti, detto il Tintoretto, vive gli ultimi istanti della sua vita nel ricordo struggente di Marietta, la sua figlia prediletta e suo alter ego femminile.
Melania G. Mazzucco, vincitrice del Premio Strega nel 2003 con Vita e autrice acclamata dal pubblico e dalla critica anche grazie alla riduzione cinematografica da parte di Ferzan Ozpeteck del suo precedente romanzo Un giorno perfetto, torna con un romanzo ricco di poesia e di fascino. Ambientato nella Venezia rinascimentale, una città carica di suggestioni e di mistero, il racconto è una lunga confessione che Tintoretto rivolge a Dio prima di morire. Quindici lunghe notti in preda alla febbre costringono l’ormai vecchio pittore a riflettere sulla vita, nell’attesa che l’angelo della morte lo riconduca al cospetto di colei che ha attirato le sue passioni e le sue attenzioni per tutta la vita.
Scintilla era il nomignolo con cui il Maestro l’aveva ribattezzata, e lei, Marietta, era davvero la scintilla in grado di innescare la fiamma della creatività nell’animo dell’estroso pittore. Una bambina nata fuori dal matrimonio e cresciuta fuori dalle regole. Mentre i numerosi altri figli di Jacomo e Faustina vengono instradati alla professione (i maschi) o al convento (le femmine), Marietta cresce respirando il sapore della libertà e dell’arte. Vive in simbiosi con suo padre, che la introduce tra i fermenti artistici di quegli anni e le insegna le tecniche pittoriche. Vestita da uomo, tra i pennelli, la polvere e il turpiloquio della bottega, Marietta sarà la musa e il fauno del Tintoretto, capace di suscitargli i più alti slanci ma anche le più grandi delusioni.
Melania Mazzucco ci offre in queste pagine il ritratto di uno dei personaggi femminili più affascinanti del nostro Rinascimento, una donna che ha saputo liberarsi ed emanciparsi pur restando legata all’enorme figura carismatica di suo padre. Un uomo al quale si è data totalmente, ma a cui, a sua volta, è riuscita a trasmettere il senso di un’intera esistenza.
Una storia intensa e struggente, descritta con profonda abilità linguistica. Una scrittrice capace di tessere un intreccio complesso, sontuoso, ma anche di orchestrare tra loro una serie di registri narrativi presi in prestito dall’arte, dal cinema, dal teatro. Forse una lettura di genere, ma capace di penetrare all’interno di un mondo in cui i generi, inevitabilmente, finiscono per sovrapporsi.
Categorie: Libri
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4 comments
l’ho comprato ma non l’ho ancora letto….che scoramento!!! ti consiglio “il conto delle minne”…bellissimo!!!!
gli altri romanzi della mazzucco mi sono piaciuti moltissimo…in particolare “lei così amata”
la mazzucco giovane e bravissima. Il romando STUPENDO, Jolanda!!! MACOMEMAI?
@lanfra: il titolo del libro che mi consigli mi ha incuriosito e sono andata a vedere su IBS: mi sa che lo inserisco nella mia letterina per Babbo Natale!
@Marcella: che dirti? Non riuscivo ad andare avanti… Con sto legame morboso con la figlia, queste atmosfere morbose e un po’ malate, non so… non mi ha proprio convinto… in certi momenti ero lì lì per mollarlo a metà
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